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Liturgia delle ore
 
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FORMULARIO DELLA LITURGIA DELLE ORE
 
Dal Comune dei pastori o dal Comune dei santi e beati dell'Ordine, eccetto quanto segue:
 
Ufficio delle letture
   
SECONDA LETTURA
Si sceglie una delle seguenti letture.
 
Dalla Vita di Maria del beato Ferdinando Maria Baccilieri, sacerdote
(Archivio Casa Generalizia Serve di Maria di Galeazza, Bologna, P. Fondatore, L 4, v. 3, pp. 124-133)
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Maria nel tempo della passione e morte di Gesù

Allo spettacolo della crocifissione erano presenti, la divina madre con Giovanni, Maria di Cleofa e Maria Maddalena.  Qui singolarmente fu ammirabile la costanza dell'afflittissima madre.
Stava intrepida nel soffrire e pronta a più soffrire.  Con tutta l'atrocità del suo interno dolore, non si abbandonò a smanie, non svenne.  Non si lamenta dei giudei che avevano calunniato il suo Gesù; non si lamenta del giudice che lo aveva ingiustamente condannato, non dei soldati che l'avevano crocifisso con tanta crudeltà.  Non leggiamo neppure che si abbandonasse in disperato pianto, ma la Chiesa ci insegna solo che lacrimosi aveva gli occhi.  Non pregò, non scongiurò i ministri ad esser meno crudeli, perché sapeva esser questa la divina disposizione.  Sarebbe, anzi, stata pronta a rinnovare lo spettacolo dell'obbedienza di Abramo nel sacrificio del suo figlio, eseguendo ella stessa la sanguinosa sentenza, se Dio avesse voluto la esecuzione della sua mano.
Stava vicina, ed in modo che tutto vedeva, tutto udiva.  Vedeva ogni moto del Figlio, ogni piaga.  Tutto osservava e, l'afflitta Madre, non poteva soccorrerlo in nulla. Stava vicino a quella croce; ed era per lei un'acerbissima pena, il trovarsi in mezzo ai soldati, a manigoldi, a gente bestemmiatrice, invereconda e spietata. Stava vicino alla croce e benché quanto più riflettesse e meditasse il suo Gesù, più crescesse il suo interno martirio, pure non cercava al medesimo, con qualche piccola distrazione, il più leggero alleviamento.  Se era vicina alla croce col corpo, vicina col pensiero, era ancora più vicina col cuore.  Quel cuore materno era tutto per il suo Gesù.  Avrebbe ella volentieri mutata sorte con Lui ed avrebbe sofferti, in di Lui vece, quei medesimi chiodi, quelle medesime spine, quella medesima croce.  Si sarebbe volentieri lasciata crocifiggere col suoFigliuol crocifisso.  Ma era ben crocifissa anch'essa, e tutte le pene che tormentavano il Figlio nel corpo, tormentavano lei nel cuore. Era madre, e tanto basta, Maria era madre di un Figlio unico, di un Figlio Dio, ed essa lo sapeva.  Era madre di un tal Figlio che, fra tutte le donne, lei aveva eletta per madre sua; madre d'un Figlio che l'aveva esentata da ogni macchia nel concepimento, da ogni dolore nel parto; madre di un Figlio da cui aveva ricevuto ogni suo dono, ogni suo bene.  Lo amava con amor di natura, quanto madre possa amare un figlio, da cui mai ha ricevuto nessuna disubbidienza, né alcun dispiacere, ma bensì ogni consolazione.  Lo amava con amor di gratitudine, quanto una persona, infinitamente beneficata in qualche cosa, può amare il suo liberalissimo, cordialissimo benefattore.  Lo amava con amor di carità, quanto una creatura può amare il suo Creatore, il suo Dio.  Epperò Maria amando così svisceratamente il suo divin Figlio, chi potrà spiegare quanto fosse allora il suo dolore?
Gesù la mirò e, non volendo accrescere in lei il martirio chiamandola col tenero nome di madre, la chiamò col titolo di donna, ed a lei raccomandò Giovanni, il discepolo diletto.  Le raccomandò che lo amasse, lo proteggesse; e con questa raccomandazione si mostrò grato, pubblicamente, a quell'unico discepolo che non l'aveva abbandonato in quell'estremo.  Voltati poi, Gesù, gli occhi a Giovanni, in avanti, "guarda, custodisci e presta servizio alla madre mia come se fosse madre tua".  Queste parole di un Figlio moribondo, ed in un tempo che era straziato da tanti dolori e da ogni parte del corpo gli scorreva caldo e fumante il sangue, pubblicamente schernito ed insultato, bestemmiato, imprecato, mostrano quanto fosse grande il suo amore per la divina madre e per il diletto discepolo.  In Maria, per quanto ne fosse degno Giovanni, era dolorosissima la mutazione; ma per Giovanni fu grande ed immenso l'acquisto. Egli infatti, Giovanni, prese cura di Maria, come del più gran tesoro, dopo Dio.
 
 
RESPONSORIO                                                   (cf. Gv 19, 25)
R. Insieme con l'apostolo Giovanni, a Maria di Cleofa e a Maria Maddalena  * stava Maria presso la croce di suo Figlio, Gesù.
V. Tutto osservava e, l'afflitta Madre, non poteva soccorrerlo in nulla.
R. stava Maria presso la croce di suo Figlio, Gesù.
 
Oppure:
 
Visse con giustizia e disse il vero
 
Ferdinando Maria Baccilieri nacque il 14 maggio 1821 a Campodoso, parrocchia di Reno Finalese, nel ducato di Mondena.  I suoi genitori, Domenico Baccilieri e Leonilde Dalla Bona, erano agiati agricoltori, di saldi principi cristiani con i quali allevarono Ferdinando e le sue cinque sorelle.  Dopo aver ricevuto una prima educazione nella casa paterna, Ferdinando fu inviato dal padre a proseguire gli studi prima presso il collegio dei Barnabiti a Bologna, poi presso quello dei Gesuiti a Ferrara.  In quegli anni maturò in lui la vocazione sacerdotale e in seguito quella religiosa e missionaria, favorita anche dal contatto e dall’esempio dei maestri gesuiti.  Entrato nella Compagnia di Gesù, nell’ottobre 1838, fu inviato a Roma nella casa di noviziato, che sorgeva presso la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale.  Dovette interrompere l’esperienza di vita religiosa a motivo della sua salute cagionevole che non gli permise di sostenere il rigore della disciplina gesuistica; questa tuttavia lasciò una notevole impronta nella sua vita spirituale, che fu sempre caratterizzata da severa regolarità.
Ritornato a Reno Finalese, Ferdinando riprese gli studi filosofici e teologici nei seminari di Finale Emilia, di Modena e, infine, di Ferrara, dove fu ordinato sacerdote il 4 marzo 1844.  Iniziò subito l’attività pastorale come collaboratore del parroco di Reno Finalese; dal 1844 al 1851 fu insegnante e direttore spirituale nel seminario di Finale Emilia e predicatore apprezzato di missioni al popolo e di quaresimali.  Frattanto, assecondando il desiderio del padre, conseguì la laurea in diritto civile ed ecclesiastico presso l’Università di Bologna.
Nel 1851 fu inviato come temporaneo amministratore spirituale a Galeazza, piccola parrocchia della diocesi bolognese che, rimasta senza parroco, attraversava un periodo di grave degrado morale e religioso.  Le famiglie di contadini, braccianti, piccoli artigiani della zona vivevano generalmente in condizioni di gravi difficoltà economiche. Don Ferdinando si accinse alacremente ad un’opera di risanamento morale e religioso, di consiglio e di aiuto ai più bisognosi.  Le sue parole suadenti e schiette, l’esempio della sua vita sobria e operosa, tutta tesa al bene morale e materiale dei parrocchiani, ne conquistarono l’animo, sì che essi chiesero insistentemente all’arcivescovo di Bologna, il Card. Carlo Opizzoni, la permanenza del Baccilieri a Galeazza.  Il cardinale aderì al loro desiderio e il 22 aprile 1852 nominò don Ferdinando parroco della Chiesa di S. Maria di Galeazza.  Egli vi rimase per 41 anni, fino alla morte, rifiutando altri prestigiosi incarichi, più adeguati alla sua cultura e alle sue capacità.
All'inizio del suo servizio pastorale il Baccilieri dedicò la parrocchia alla beata Vergine Addolorata e istituì la Confraternita dell'Addolorata.  La devozione di Ferdinando alla Vergine dei dolori risaliva alla sua infanzia, quando era venuto con la famiglia ad abitare a Bologna nei pressi della basilica di S. Maria dei Servi, dove ne veniva praticato un particolare culto.  A Lei vi era poi sempre rivolto con immutata fiducia ed affidato nei momenti importanti o difficili della sua vita.  All’Ordine dei Servi desiderò appartenere come terziario e una confraternita del Terz’Ordine istituì nella parrocchia.  Ebbe frequenti e fraterni rapporti con i Servi dei Maria, come attestano molte lettere e documenti.  Aveva grande stima della loro spiritualità, in particolare della loro pietà verso la Madre del Signore; istituì nella parrocchia molti pii esercizi mariani, propri della Famiglia dei Servi.  Celebrò in molti modi la beata Vergine e cercò di inculcarne la devozione nell’animo dei fedeli, esortandoli ad attingere dalla contemplazione dei suoi dolori aiuto e forza per sopportare le fatiche e le sofferenze della vita. Alla morte del Baccilieri l’arcivescovo di Bologna, card. Parocchi, non esitò ad affermare che egli aveva fatto della parrocchia di Galeazza un frequentato santuario. 
Convinto che i laici sono chiamati a collaborare con i pastori alla crescita della Chiesa e alla sua santificazione, promosse la loro cooperazione attraverso l'istituzione di varie associazioni; esse furono il fermento della vita morale e religiosa della parrocchia.
Per assicurare continuità al suo progetto pastorale, il Baccilieri fondò una Congregazione di Suore Serve di Maria, a cui diede una Regola ispirata a quella delle monache Serve di Maria.  Loro compito era l’insegnamento della dottrina cristiana, l’educazione della fanciulle povere, la cura degli ammalati, l’aiuto ai bisognosi.  La Congregazione, sorta da un piccolo gruppo di terziarie, che nel 1852 si erano riunite a vita comune, si sviluppò progressivamente; prima riconosciuta dall’arcivescovo di Bologna poi approvata dalla Sede Apostolica con il nome di Congregazione delle suore Serve di Maria di Galeazza e si è diffusa in molti paesi.
Terminato il corso della sua vita, dopo aver compiuto con animo straordinario gli ordinari doveri di pastore, Ferdinando Maria si addormentò nel Signore all’alba del 13 luglio 1893, mentre meditava, come soleva fare all’inizio di ogni giornata, la Passione del Signore.
La fama della sua santità crebbe e si propagò di giorno in giorno, confermata da favori celesti.  Il Santo Padre Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1999 lo iscrisse nell’albo dei Beati.  La memoria del beato Ferdinando Maria si celebra il 1˚ luglio, giorno in cui la sua salma, nel 1999, fu traslata in un’ampia cappella della Chiesa parrocchiale di Galeazza.
 
 
RESPONSORIO                                                  cf. 1 Cor 9, 19. 23. 16
R.  Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero.  * Tutto io faccio per il vangelo.
V. Guai a me se non predicassi il vangelo.
R. Tutto io faccio per il vangelo.
 
 
ORAZIONE
O Dio, che nel beato Ferdinando Maria
ci hai donato una sublime testimonianza di vita evangelica,
concedi a noi di seguire, sul suo esempio, le orme di Cristo
e di servire con amore i fratelli.
Per il nostro Signore.